trio
La Quercia d’Oro
Efabilandia
05.04.2025 |
9.940 |
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"Laura, sotto, lo lavorava con la bocca, le mani che gli accarezzavano le palle, il cazzo che pulsava..."
Il sole filtrava appena attraverso le persiane dell’agriturismo "La Quercia d’Oro", un B&B nascosto tra le campagne vicino Frosinone, dove il profumo di erba tagliata e fiori selvatici si mescolava alla brezza fresca di primavera. Erano le nove del mattino, e l’aria mi accarezzava la pelle mentre scendevo dall’auto, il cuore che martellava nel petto. Dopo settimane di chat infuocate con Marco e Laura su una piattaforma per incontri a tre, il momento era arrivato. Le loro parole, i loro messaggi carichi di desiderio, le foto che mi avevano mandato – Laura nuda su un letto, Marco che la scopava con un sorriso malizioso – avevano acceso in me una fiamma che non potevo più ignorare. Io sono Fabio, 38 anni, consulente informatico, alto 1,78 m, fisico asciutto da chi corre tre volte a settimana, capelli castani corti, occhi verdi che, a detta di Laura, “promettevano guai”. Ma lì, davanti a quel casale di pietra circondato da ulivi, non ero più l’uomo tranquillo di Roma: ero un fascio di nervi, eccitazione e desiderio.Le chat erano iniziate per caso, una sera di noia, quando mi ero imbattuto nel loro profilo: “Coppia aperta, cerchiamo un terzo per giochi senza limiti.” Laura, 35 anni, aveva scritto: “Adoro essere presa da due uomini, sentire ogni buco pieno.” Marco, 40 anni, aveva aggiunto: “Se ti piace spingerti oltre, scrivici.” Le loro foto mi avevano stregato: Laura, capelli castani ribelli, curve generose, un tatuaggio di una rosa che spuntava dal fianco; Marco, asciutto, muscoloso, con un cazzo che nelle foto sembrava implorare attenzione. Avevo risposto, e da lì era iniziato un vortice di messaggi, video, e chiamate notturne. Laura mi provocava con audio in cui gemeva mentre Marco la scopava, Marco mi scriveva di come avrebbe voluto vedermi succhiarlo mentre Laura guardava. Ogni parola era un’esca, ogni messaggio un passo verso l’inevitabile. “Vieni a Frosinone,” avevano scritto due settimane prima, “passiamo un weekend insieme.” E io, con la fica che pulsava solo a pensarci, avevo detto sì.
Parcheggiai l’auto sul vialetto di ghiaia, l’odore di terra umida e legna bruciata che mi avvolgeva. La Quercia d’Oro era un angolo di paradiso: un casale restaurato, con pareti di pietra e un tetto di tegole rosse, circondato da campi verdi e un silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccelli. Mi sistemai la camicia azzurra, i jeans che mi stringevano le cosce, e salii i gradini della veranda, il cuore che batteva come un tamburo. Li trovai lì, intenti a finire una colazione semplice: caffè fumante, marmellata fatta in casa spalmata su fette di pane, un cesto di cornetti al centro del tavolo. Marco si alzò per primo, stringendomi la mano con una presa ferma, i suoi occhi scuri che mi scrutavano con un’intesa immediata. Era come nelle foto: 1,80 m, fisico scolpito, capelli neri corti, un’ombra di barba che gli dava un’aria da predatore, un sorriso che prometteva guai. Indossava una polo bianca e jeans, l’odore di dopobarba muschiato che mi colpì mentre mi avvicinava.
Laura, seduta con una gamba accavallata, mi squadrò con uno sguardo che mi fece tremare le gambe. I suoi capelli castani cadevano in onde disordinate sulle spalle, gli occhi nocciola brillavano di malizia, e la gonna corta di jeans lasciava intravedere cosce morbide e il tatuaggio di una rosa che spuntava dal fianco, scomparendo sotto il tessuto. Il top nero le stringeva il seno pieno, i capezzoli appena visibili sotto la stoffa, un invito che mi mandò il sangue al cazzo. “Sei ancora meglio che in foto, Fabio,” disse, la voce roca che mi aveva stregato nelle chat, alzandosi per sfiorarmi il braccio, le sue unghie smaltate di rosso che mi graffiavano appena. Il suo profumo – vaniglia e qualcosa di più selvatico, forse patchouli – mi avvolse, e io, con un sorriso nervoso, risposi: “Anche voi non scherzate.” Risero, e l’aria si fece densa, carica di una tensione che non aveva bisogno di parole.
Non c’era tempo per girarci intorno. “Andiamo dentro,” propose Marco, la voce bassa, e Laura annuì, prendendomi per mano, le sue dita calde che si intrecciavano alle mie. Salimme una scala di legno, i gradini che scricchiolavano, l’odore di lavanda e cera per mobili che aleggiava nel corridoio. La loro stanza era al primo piano, una suite rustica ma accogliente: un letto king-size al centro, lenzuola bianche già sgualcite, un armadio di legno scuro, una finestra che lasciava entrare la luce del mattino, trasformando la stanza in un quadro di ombre e calore. L’odore di sesso e sudore era già nell’aria, come se il letto avesse ospitato i loro giochi prima del mio arrivo. Laura chiuse la porta, il clic della serratura che echeggiò come un segnale, e si voltò verso di me, il sorriso che si allargava. “Niente preliminari inutili, Fabio,” disse, e si spogliò senza esitazione, la gonna che cadeva a terra, il top che volava sul pavimento, il reggiseno nero che rivelava seni pieni, capezzoli rosa che si indurivano al contatto con l’aria.
Il suo corpo urlava sensualità: fianchi morbidi, pancia piatta con un piercing all’ombelico, la fica depilata che brillava di umori, un tatuaggio che si estendeva dal fianco alla coscia, una rosa intrecciata a spine. “Adoro essere presa da due uomini,” sussurrò, sdraiandosi sul letto e aprendo le cosce, la fica che si spalancava come un invito, il clitoride gonfio che pulsava. Marco si spogliò a sua volta, i jeans e la polo a terra, il cazzo già duro che svettava, lungo, con vene pulsanti, la punta bagnata di pre-sperma. Si avvicinò a Laura, inginocchiandosi tra le sue gambe, e la penetrò con un colpo deciso, il suono bagnato che echeggiò nella stanza, il gemito rauco di Laura che mi fece tremare. “Cazzo, sì,” urlò, le mani che afferravano le lenzuola, il corpo che si inarcava mentre Marco la scopava, ogni affondo un’esplosione di carne, il letto che cigolava, l’odore muschiato del loro sesso che saturava l’aria.
Mi inginocchiai accanto al letto, ipnotizzato dal loro ritmo, il cazzo duro nei jeans che implorava di essere liberato. Marco uscì da Laura, il suo cazzo luccicante dei suoi umori, e io, senza pensare, mi sporsi, prendendolo in bocca. Il sapore di lui, salato e denso, si mescolava alla dolcezza muschiata di Laura, un’esplosione che mi fece gemere. Lo succhiavo con una voglia che non sapevo di avere, la lingua che scivolava dalla base alla punta, la cappella che pulsava, il pre-sperma che mi colava sul mento. Laura mi guardava, mordendosi le labbra, le mani che accarezzavano i seni, pizzicando i capezzoli. “Cazzo, Fabio, sei bravo,” ringhiò Marco, le mani nei miei capelli, spingendomi più a fondo, la gola che si riempiva, il sapore che mi travolgeva.
“Voglio sentirvi entrambi,” disse Laura, la voce spezzata dall’eccitazione, sdraiandosi di nuovo, le cosce aperte, la fica che gocciolava. Mi spogliai, i jeans e la camicia a terra, il cazzo duro che svettava, e mi misi sopra di lei, penetrandola piano. La sua fica era calda, bagnata, mi stringeva come se non volesse lasciarmi andare, e io gemetti, perso in quella sensazione, il clitoride che sfregava contro il mio pube, il suo respiro corto che mi accendeva. Poi sentii Marco dietro di me, le sue mani che mi afferravano i fianchi, il cazzo lubrificato che premeva contro il mio buco. Un brivido mi attraversò quando mi penetrò, lento, riempiendomi in profondità, un dolore che si trasformava in piacere, il cazzo che pulsava dentro di me. Ci muovevamo insieme, un intreccio perfetto: io spingevo nella fica di Laura, e Marco spingeva nel mio culo, ogni colpo un’onda di piacere che ci travolgeva, il letto che cigolava, i gemiti che si mescolavano, l’odore di sudore e sesso che saturava l’aria.
Laura era fuoco puro. Il primo orgasmo la colpì mentre la possedevamo insieme: il suo corpo si inarcò, i muscoli della fica che si contraevano intorno al mio cazzo, un urlo rauco che le sfuggì dalla gola, le mani che graffiavano le lenzuola, il viso rosso di piacere. “Sì, cazzo, non fermatevi!” gridò, le cosce che tremavano, il clitoride che pulsava, uno squirt che inzuppava le lenzuola, schizzi caldi che colavano sul materasso. Il secondo orgasmo arrivò subito dopo, quando Marco accelerò dentro di me, ogni sua spinta che si trasmetteva a Laura attraverso il mio cazzo: lei tremava, il respiro spezzato, gli occhi lucidi, un piacere che sembrava infinito, un altro squirt che le colava lungo le cosce, il suo urlo che echeggiava, il corpo che vibrava, un’estasi che la consumava.
La stanza era un caos di lussuria, il letto inzuppato, l’aria densa di sudore, sborra e muschio, i nostri corpi che si intrecciavano, il sole del mattino che filtrava, illuminando la pelle sudata di Laura, il cazzo di Marco che pulsava dentro di me, il mio che affondava nella sua fica. “Cazzo, voglio di più,” ringhiò Laura, e Marco, con un sorriso, uscì da me, il cazzo lucido di lubrificante, posizionandosi sopra di lei. La scopò nella fica, ogni affondo che la faceva urlare, le mani di Laura che gli graffiavano la schiena, il tatuaggio della rosa che sembrava danzare a ogni movimento. Io, eccitato, mi inginocchiai accanto, succhiando i capezzoli di Laura, la lingua che scivolava sulla pelle salata, i gemiti che mi vibravano nel petto. Poi Marco la girò, infilandole il cazzo nel culo, il buco stretto che si allargava, ogni colpo che la devastava, Laura che urlava, il terzo orgasmo che la scuoteva, uno squirt che schizzava sul pavimento, il suo urlo che si spezzava, il corpo che tremava.
“Ora tocca a te,” disse Marco, guardandomi, il cazzo ancora duro. Mi sdraiai, le gambe aperte, e Laura, con un sorriso malizioso, si inginocchiò, succhiandomi il cazzo, la lingua che scivolava sulla cappella, il sapore dei suoi umori ancora su di me, le labbra che mi avvolgevano, il calore che mi faceva gemere. Marco si posizionò dietro di me, penetrandomi di nuovo, il cazzo che affondava, ogni colpo che mi devastava, il piacere che mi consumava. Laura, sotto, mi lavorava con la bocca, gli occhi nocciola che brillavano, le mani che mi accarezzavano le palle, il ritmo che si intensificava, un’onda che ci travolgeva. “Cazzo, Fabio, sei stretto,” ringhiò Marco, e io, perso, gemevo, il cazzo che pulsava nella bocca di Laura, il culo che si contraeva, un piacere che mi spezzava.
Il momento finale arrivò come un’esplosione. Mi tirai indietro, lasciando Laura stesa e ansimante, la fica e il culo che gocciolavano, il viso arrossato, il respiro corto. Marco si mise in ginocchio sul letto, il cazzo duro che pulsava, e Laura si avvicinò, prendendolo in bocca, succhiandolo con una maestria che mi fece venire i brividi. Le sue labbra si stringevano attorno all’asta, la lingua che scivolava sulla cappella, il suono bagnato che echeggiava, gli occhi lucidi di eccitazione. Io mi misi dietro Marco, le mani sui suoi fianchi, il cazzo duro che premeva contro il suo buco. Lo penetrai con forza, ogni spinta che lo faceva gemere, il suo culo che mi stringeva, il ritmo brutale che ci univa. Laura, sotto, lo lavorava con la bocca, le mani che gli accarezzavano le palle, il cazzo che pulsava. Quando Marco esplose, il suo sperma le riempì la bocca, fiotti caldi che le colavano sul mento, e lei, con un sorriso soddisfatto, lo bevve tutto, leccandosi le labbra, il sapore salato che la marchiava. Io rallentai, esausto, il cazzo che pulsava, il corpo che tremava, un piacere che mi consumava.
Crollammo sul letto, sudati e felici, i nostri corpi intrecciati, il sole del mattino che ormai inondava la stanza, la luce che accendeva la pelle di Laura, i muscoli di Marco, il caos di lenzuola inzuppate. “Meglio di qualsiasi chat,” disse Laura, ridendo, accarezzandomi i capelli, il suo seno che sfiorava il mio petto, l’odore di sesso che ci avvolgeva. Marco annuì, il sorriso che si allargava, e io, steso tra loro, pensai che quel weekend alla Quercia d’Oro sarebbe rimasto per sempre nella mia testa, un ricordo di fuoco che non si sarebbe mai spento.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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